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Fritti, fanno male o fanno bene?

I fritti rappresentano da sempre la croce e la delizia. Ogni buon gustaio sa perfettamente come ogni cibo fritto sia delizioso e invitante, ma come pure nel contempo i fritti possano costituire anche una seria minaccia sia per la dieta e sia per la salute.

Ma il fritto è sempre una tentazione, un qualcosa che difficilmente può essere cancellato da una dieta. Non per nulla sulla questione vi sono infiniti dibattiti. Molti nutrizionisti, che si potrebbero definire veri integralisti, demonizzano l’utilizzo dei fritti, reputando questa forma la radice di tutti i mali. Altri, con vedute un po’ più allargate, sapendo che la carne è debole e quindi portata a peccare, non reputano i fritti come il male supremo.

Si può dire che come al solito la verità risiede nel mezzo. Abbondare di fritti fa male, ma escluderli totalmente dalle nostre tavole è da sciocchi.

Ragione per quale si deve utilizzare il famoso buon senso che madre natura ha provveduto dotare gli esseri umani. Oggi sempre più esperti consentono di mangiare i fritti una volta alla settimana. Sostengono che tuffare non solo patatine, ma anche carne e pesce nell’olio bollente per realizzare ottimi fritti, dà sprint alla dieta. Reputano che i fritti possano stimolare la funzione del fegato e quindi accelerare i processi digestivi. Inoltre grazie alla presenza dei grassi, i fritti possano frenare il rilascio degli zuccheri nel sangue, tenendo quindi a bada la glicemia. Questo non significa un via libera al consumo irresponsabile di fritti.

I fritti sono gustosi, ma non se ne deve abusare

frittiIl problema di fondo, a detta di questi esperti, non è se si deve dire un sì o un no al mangiare i cibi fritti, ma piuttosto consigliare il come devono essere preparati e soprattutto il come sia corretto abbinarli, rimanendo ovviamente fisso il discorso vertente le quantità.

Cioè, questo non significa che se si cucinano in maniera giusta e si abbinano in forma dovuta si possano mangiare chili di fritti. È bene tenerlo a mente, prima che si possano creare qui pro quo facili e strumentali. Perché i fritti possano essere cibi amici di una dieta devono essere abbinati a cibi giusti e se li si prepara con la pastella questi fritti devono essere considerati come un primo piatto e quindi non devono essere abbinati e pertanto aggiunti a pasta, riso o al pane.

Per esempio gli esperti reputano un buon abbinamento ¼ di pollo arrosto a circa 200 grammi di patatine fritte e ad una buona insalata a base di cetrioli e finocchi.

Un altro abbinamento di fritti potrebbe anche essere un 250 grammi di frittura di pesce ad un’insalata mista e all’ananas. Ma l’utilizzo dei fritti prevede anche delle regole, che non sono solo destinate a salvaguardare la linea, ma vertono proprio anche l’aspetto del gusto.

Un solo errore e il delizioso gusto tipico dei fritti può essere irrimediabilmente rovinato. Nel preparare i fritti una cosa che non deve essere mai fatta è quella di aggiungere durante la cottura altro olio. Questo fatto farà abbassare la temperatura di quello presente nella padella, con il risultato che i fritti non saranno più croccanti e leggeri, ma risulteranno essere flosci e particolarmente untuosi.

Come fare i fritti perfetti, croccanti e dorati

Nel voler realizzare dei fritti sani è anche opportuno rammentare che non si deve friggere per più di venti minuti. La produzione di composti tossici aumenta notevolmente quando le cotture sono prolungate e se l’olio per fare i fritti viene ad essere riutilizzato più volte.

Altra cosa da non fare nel voler realizzare dei buoni fritti è quella di evitare di utilizzare alimenti congelati e freddi. La presenza di acqua accelera il processo di idrolisi: gli acidi grassi che l’olio contiene si scindono e si decompongono. In caso di alimenti surgelati come per esempio le patatine, l’abbassamento di temperatura dell’olio favorisce la formazione di acrilammide, come giustamente viene anche ad essere ricordato dagli esperti.

Per fare ottimi fritti non si deve salare prima di cuocere. Questo vale anche per le pastelle e le impanature. Il cosiddetto punto di fumo, cioè la temperatura alla quale un grasso riscaldato comincia a decomporsi generando sostanze tossiche, diminuisce e favorisce pertanto l’ossidazione dell’olio.

Oltre a ciò la crosticina rischia di staccarsi durante la preparazione dei fritti, in quanto il sale porta in superficie l’acqua che si trova all’interno degli alimenti. Pertanto oggi sempre più esperti non demonizzano più il consumo dei fritti, ma in maniera molto corretta e sensata rammentano alcun regole basi per la loro realizzazione e soprattutto rammentano che il loro consumo deve essere sempre moderato.

Quindi applicando queste regole, utilizzando preferibilmente l’olio d’oliva che ha un punto di fumo molto elevato, asciugando i fritti prima con un mestolo forato e poi con la vecchia e cara carta paglia (quella giallina del pane) si può anche cedere alla tentazione di magiare degli ottimi fritti.

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